PRIMAVERA. Prunus serrulata

(le scritte in blu corrispondono ad altrettanti collegamenti esterni)

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Alberi.  Prunus serrulata (“Kanzan“, cilielgio da fiore, ciliegio giapponese)* *(collegamento a Wikipedia)

 
 
Mi sono svegliata  nel mezzo della notte per colpa del Ciliegio da fiore. Maledetto inconscio sempre al lavoro.
Avevo letto giorni fa che questi alberi vivono trenta-quarant’anni al massimo, così mi è suonato in testa un allarme, al buio mi sono messa a fare i conti e ho scoperto che il nostro è anche più vecchio.
Posso sopportare che muoia qualche erbacea perenne, a stento accetto di perdere qualche rosaio, ma gli alberi no. Preferisco sparire prima io, immaginando che il giardino invece sia immortale.
Non vedevo l’ora che venisse mattina per scendere a controllarne la salute perchè d’improvviso mi si è affacciato un ricordo: avevo o no, proprio ieri,  distrattamente registrato un’accelerazione nella crescita del Pinus strobus?

Da quando il mio Strobo bonsaizzato, arrivato dal vento come seme, e spuntato nell’abbeveratoio al piede del ciliegio, impediva il passaggio nel vialetto? Cos’era tutto quel vigore improvviso?
Non è che  il pino “senta” il declino del ciliegio e cresca a sue spese? È già successo in giardino qualcosa  di simile, il segnale di una fine prossima, prima che perdessi la Rosa Roxburghii. Non stava mica capitando di nuovo al Prunus serrulata?
Oggi l’ho osservato con apprensione, ma sembra che stia bene.  E’ costretto tra l’Olea fragrans, sempre esuberante e una Lagestroemia, e poi tra i suoi rami, appoggiandosi  come un rampicante, si è fatto strada un simpaticissimo Cotoneaster, anch’esso nato da seme, arrivato da chissà dove, e ormai alto quanto il ciliegio.
Il Prunus serrulata è un albero deciduo che è stato introdotto dal Giappone, è  incantevole per le foglie ovate colore del bronzo e  diventa spettacolare quando fiorisce fitto di fiori doppi rosa porpora in boccio che poi sfumano in un delicato rosa tenue.  A primavera se il cielo è azzurro intenso si può stare a lungo seduti senza stancarsi, sotto le sue fronde con la testa in aria ad ammirare lo splendido contrasto tra cielo e fiori.
Non è una pianta esigente, si adatta a tutti i terreni, non soffre la siccità, né il freddo.
Non l’ho mai potata, né trattata o concimata. È così facile e adattabile che viene usata per il verde urbano e lasciata a se stessa.
In Giappone a questi pruni si dedica una festa, l’Hanami. Quando ogni anno la fioritura si rinnova, i Giapponesi accorrono per ammirarla e celebrare insieme la bellezza e la fugacità della vita. Dev’essere uno spettacolo ammaliante assistere alla fioritura simultanea di migliaia di ciliegi in fiore.
Ma noi siamo stati felici anche con un solo ciliegio e i figli hanno assistito ogni anno per anni a un rituale che li esaltava: un giorno molto atteso, la sacerdotessa madre (cioè io, più prosaicamente) scuoteva con forza i rami provocando la pioggia di petali della sfioritura, ed era ammesso urlare e saltare come matti per lo spettacolo fascinoso e allegro che lasciava a terra un tappeto rosa.